Armi softair: tutto quello che c’è da sapere

Hai sentito parlare di armi softair o ASG e vorresti saperne di più? Il nome di queste armi deriva dal loro funzionamento: si tratta, infatti, di riproduzioni fedelissime in scala 1:1 di vere armi da fuoco. La differenza principale con le armi reali è il meccanismo ad aria a bassa potenza che serve per sparare i pallini in plastica, chiamati BB bullets, grandi circa 6 millimetri.

La velocità di uscita dei BB bullets è bassa in modo che non possano rappresentare un pericolo per i giocatori. Il peso standard corrisponde a 0,2 grammi e la velocità non supera i 100 ms. Questo significa che l’energia impressa è pari a 1 joule.

Attenzione, pero, i pallini non sono però del tutto inoffensivi: possono infatti lasciare dei segni simili alla puntura di una zanzara, soprattutto se vengono utilizzati a distanza ravvicinata. L’unica parte del corpo a cui bisogna fare davvero attenzione sono gli occhi, che vanno sempre protetti con una maschera.

Grazie alla velocità ridotta, le armi softair sono comunque armi sicurissime da utilizzare in qualsiasi game play di guerra simulata. Per non farsi male è comunque bene seguire una serie di regole che fanno parte del decalogo di sicurezza del gioco. Oltre alla maschera, per esempio, andrebbe indossata anche la protezione per le orecchie. L’ultima accortezza consiste nel lasciare l’arma sempre in modalità di sicurezza al termine del gioco.

I tre tipi di armi softair: a gas, a molla, AEG/AEP

Le armi a gas funzionano con un gas ecologico e delle cartucce ad anidride carbonica: molte armi a gas sono pistole, ma si possono trovare anche fucili e mitra. L’anidride carbonica viene fornita in contenitori usa e getta da inserire direttamente nell’arma. Le pistole a gas o anidride carbonica permettono di sparare circa 30/40 colpi ad ogni ricarica.

Le armi a molla, invece, prevedono che il meccanismo venga caricato prima di ogni tiro: l’unico propellente per i proiettili è la molla stessa; in genere, le pistole e i fucili di precisione sono a molla.

Ultime ma non per importanza (è infatti uno dei più diffusi), le armi softair AEG/AEP: queste sono dotate di un impianto di trasmissione che serve per caricare la molla; per l’alimentazione dell’impianto si utilizza una batteria elettrica ricaricabile.

Armi softair per iniziare a giocare

Se hai deciso di provare ad entrare nel mondo dei giochi softair devi scegliere con cura la tua prima arma.

Quale ti piacerebbe avere? Ci sono tanti modelli, tra cui le pistole, le pistole scarrellanti che simulano il caricamento delle pistole vere, le pistole mitragliatrici, i fucili d’assalto, le mitragliatrici leggere con bipede di appoggio oppure i fucili da cecchino con ricarica monocolpo.

Affidarsi solo all’inclinazione personale, non basta. Bisogna tenere in considerazione una serie di fattori per fare la scelta giusta:

  • il costo
  • la propria costituzione fisica
  • l’ambiente di gioco (bosco, aree urbane)
  • la modalità di gioco (assalto, artiglieria di supporto, fuoco di copertura o cecchino)
  • il modello, il materiale e il peso dell’arma
  • lo stile di gioco

A seconda dello stile di gioco, per esempio, cambia l’arma da scegliere. Se ti piace il gioco d’assalto, potresti provare un’arma a canna più corta. Se invece vorresti giocare su campo, potresti optare per un’arma con una canna più lunga ed una maggiore precisione.

Spesso ai principianti si consigliano le armi AEG perché sono maggiormente affidabili, precise e disponibili in tanti modelli diversi, rendendole più sicure e divertenti per i neofiti dei giochi di guerra. Risultano inoltre tra le più facili da manovrare, con un ridotto valore di rischio e costi bassi di ricarica grazie alle pile. In ogni caso è sempre consigliabile consultare un esperto di armi softair prima di procedere all’acquisto, così da essere sicuri di selezionare il modello corretto per le nostre capacità e i nostri obiettivi.

 

I video più popolari del web: ecco quali sono!

I video più visti

Che di tanto in tanto sul web compaiano dei veri e propri trend in tema di nuovi video non è un segreto da molto tempo. I video virali riescono a diffondersi sul web con la velocità della luce includendo sempre più persone e attirando gli appassionati.

I video virali nascono con una certa periodicità, ma colpiscono sempre nel preciso catturando le attenzioni di tutto il globo. Nel corso della storia sono stati prodotti diversi video di questo genere. Alcuni hanno avuto successo. Altri meno.

I video più visti, in ogni caso, sono sempre stati quelli musicali, presenti su YouTube. Basti pensare al tormentone “Gnagnam Style”, che nel 2013 riuscì, letteralmente, a conquistare tutto il globo e raggiungere la modica cifra di oltre 2 miliardi di visualizzazioni su YouTube.

E se da un lato il successo dei video musicali come questo è chiaro a tutti e non necessita di spiegazioni, d’altro canto vi sono dei video che nessuno avrebbe mai potuto identificare come popolari o virali. Un esempio? Il video che ritrae dei gattini che giocano tra di loro.

Ecco quali sono i video più visti

YouTube, che al giorno d’oggi è la piattaforma video più popolare, raccoglie almeno 10 dei video più popolari di sempre. Oltre al già citato Gnagnam style di Psy (al giorno d’oggi 2.5 miliardi di visualizzazioni), ci sono anche altri video che meritano una discreta attenzione.

Per esempio il clip di Taylor Swift dedicato al brano Blank Space. Con 1.39 miliardi di visualizzazioni si tratta del secondo video più visto di sempre, sebbene ancora molto lontano dal raggiungere l’apice di successo di Psy. Subito dopo si posiziona la coppia Wiz Khalifa e Charlie Put, con “See you again”, la loro canzone dedicata all’attore Paul Walker. Il brano, che ha raggiunto quasi 1.3 miliardi di visualizzazioni, è stato inserito anche nel film Fast and Furious7.

Con 1.28 miliardi di visualizzazioni in quinta posiziona si trova la collaborazione tra Bruno Mars e Mark Ronson, da cui è nato il video di Uptown Funk. Senza dimenticare di Justin Bieber con il brano Baby, anch’esso ha largamente superato la soglia di 1.27 miliardi. Nella classifica è presente solo una cantante con ben due video che hanno superato la soglia dell’1 miliardo. Si tratta di Taylor Swift, che con il video “Shake it Off”, un tormentone del 2014, ha ricevuto 1.26 miliardi di visualizzazioni.

I video non musicali

Un discorso completamente diverso vale per quanto concerne i video non musicali. In questo settore, per quanto sembri strano, i video più visti sono quelli sensuali, con gli animali oppure di calcio. Tutti questi elementi sembrano nutrire un’enorme popolarità nella società odierna e ogni giorno ricevono sempre più visualizzazioni.

Specialmente le mitiche partite del calcio, uno sport che conta più di 1 miliardo di appassionati in giro per il globo, riescono a guadagnare numerose visualizzazioni semplicemente per via di giocate di Pelé, Maradona o Messi.

Altresì, nella categoria dei video non musicali, spiccano i filmati che riprendono cadute e momenti di comicità di vario genere. Tali video, però, sono meno popolari di quelli calcistici.

Scopri i migliori video dell’ultimo periodo sul canale Sky Video

Vernice per lampadine: come dare colore ad un ambiente

Vernice per lampadine: un’idea per cambiare atmosfera

A quanti non è mai capitato di rimanere accecati da una lampadina che emette una luce troppo forte o eccessivamente bianca? Oppure, di voler dare un tono diverso ad un abat-jour o ad un lampadario per creare un’atmosfera più gioiosa o più romantica nella stanza?

È possibile, oggi, senza sostituirle, colorare le lampadine ed ottenere una luce che sia diversa da quella bianca. Sarà sufficiente scegliere il colore, immergere la lampadina nella vernice e attendere la perfetta asciugatura e il gioco è fatto.

Cosa è la vernice per lampadine?

La vernice per lampadine funziona come un vero e proprio filtro, che impedisce il passaggio di tutti i colori, eccetto di quello prescelto.

Bisogna innanzitutto ricordare che la luce è la porzione dello specchio elettromagnetico visibile all’occhio umano. La presenza contemporanea di tutte le lunghezze d’onda visibili, in quantità proporzionali a quelle della luce solare, forma la luce bianca, quella normalmente emessa dalle lampadine tradizionali.

Dato quindi che la luce bianca è costituita da un flusso multicromatico, per ottenere una luce colorata sarà sufficiente filtrare in modo sottrattivo solo la lunghezza d’onda di interesse dal flusso luminoso bianco. Lo stesso stratagemma è stato ed è utilizzato nel mondo del cinema e dello spettacolo e di recente è semplificato dall’invenzione dei led che compongono i pixel negli schermi dei pc o dei televisori.

Come applicare la vernice per lampadine?

Nel caso si tratti di lampadine ad incandescenza, ma di potenza inferiore ai 25 watt, si applica la vernice per lampadine direttamente sul bulbo. Se invece si ha a che fare con lampade al Led, invece, si va ad intervenire colorando il vetrino di protezione.

Poiché la colorazione avviene per immersione, una volta scelto ed acquistato il colore, sarà necessario munirsi di un recipiente di dimensioni tali da potervi immergere completamente il bulbo della lampadina.

La lampadina andrà poi fatta sgocciolare e posta ad essiccare in un locale, in cui si terranno aperte le finestre.

Le vernici sono solitamente acquistabili in confezioni da 20, 125 o 250 ml. Oltre ai colori primari blu, giallo e rosso, sono disponibili anche l’arancione, il violetto e il verde. Se si desiderano delle tonalità differenti da quelle in vendita sarà però possibile crearle mescolando fra loro due colori alla volta.

Vernice per lampadine: attenzione a…

Colorare una lampadina è a tutti gli effetti una modifica apportata ad un prodotto specifico, con delle caratteristiche intrinseche.

Nello specifico, la prima cosa che deve destare, se non preoccupazione, almeno attenzione, è l’aumento della temperatura. In una lampadina ad incandescenza, sul totale della luce emessa, ben l’85% si trasforma in mero calore o, se si preferisce, solo il 15% diviene visibile all’occhio umano sotto forma di luce.

L’apposizione di una vernice per lampadine sul bulbo farà da filtro a tutti gli altri colori, impedirà cioè a tutte le radiazioni dei colori non prescelti di passare. Solo un 2-3% di questi si trasformerà in luce: il resto diverrà calore, che si aggiungerà a quello della lampadina in versione tradizionale.

Il secondo aspetto su cui riflettere è relativo alla vernice filtrante per le lampadine, che è di natura urticante e che, nella fase di applicazione, emette esalazioni nocive.

Dovrà quindi essere cura di chi le utilizza evitare nel modo più assoluto di toccarle direttamente e di “respirarle” durante l’utilizzo. Il consiglio sarà quindi quello di far sgocciolare il bulbo, e, successivamente, di permetterne la completa essicazione, tenendo accesa la lampadina ad incandescenza per alcune ore in un locale ben aerato o dove comunque non si soggiornerà.

Come scegliere un monitor tv al giusto prezzo

I monitor TV sono sicuramente tra i prodotti più utili per ogni famiglia in quanto consentono la visualizzazione di una lunga serie di contenuti sia televisivi che cinematografici. Sul sito Yeppon sono disponibili numerosi modelli di ottimo livello, in grado di garantire una corretta visione ad un ampio target di potenziali clienti.

A cosa serve un monitor TV

Quali sono le funzionalità principali di un normale monitor TV? Esso può essere considerato come un’evoluzione del classico televisore in LCD in LED in quanto può essere utilizzato per una varietà più ampia di funzioni rispetto allo stesso. Prima di tutto, tale strumento può essere facilmente attaccato alla parete ed è in grado di offrire una visuale di qualità anche ad una certa di stanza, senza occupare grossi spazi dal punto di vista decorativo. Inoltre, esso può essere facilmente attaccato ad un computer e lo rende maggiormente versatile rispetto ad un dispositivo normale. Sono proprio le maggiori possibilità di utilizzo a rendere un prodotto del genere davvero accattivante, capace di soddisfare numerose esigenze.

Le caratteristiche principali dei monitor TV

In base a quali fattori bisogna acquistare un monitor TV a discapito di un altro? Eccoli:

– Risoluzione e dimensioni dello schermo. Bisogna trovare un monitor che sappia fornire immagini di qualità e in grado di trasmettere i pixel in maniera uniforme. La risoluzione deve adattarsi perfettamente alle dimensioni.
– Tipo di pannello. Ecco un altro elemento che non va mai lasciato in secondo piano. Chi vuole tempi di risposta rapidi può scegliere un monitor TN, mentre gli ISP sono più adatti ad un discorso multimediale e i VA servono in ambito lavorativo.
– Quantità di porte disponibili. Molto importanti sono anche i tipi di collegamento presenti nel monitor. Per esempio, una porta HDMI è molto frequente ed utile, così come un ingresso DVI non può mancare.
– Tempo di risposta. Quanto tempo impiega un pixel a muoversi e modificarsi all’interno di uno schermo? Questo elemento è importante per chi vuole un prodotto improntato al gaming.
– Tipo di display. Le due tipologie più diffuse sono la lucida e l’opaca. La prima punta su colori nitidi, mentre la seconda non viene disturbata dai riflessi.

Quali sono i più interessanti del catalogo virtuale di Yeppon

Quali sono i monitor TV che potenzialmente possono attrarre un maggior numero di clienti di Yeppon? Sicuramente il marchio più diffuso è Samsung, azienda coreana sempre all’avanguardia. Che sia da 22 o 24 pollici, lo schermo garantisce elevati standard di qualità e colpisce buona parte del pubblico. Molto interessante anche il modello targato ASUS, così come vanno provati gli enormi LG. Questi ultimi garantiscono una visione molto simile a quella di un cinema, con dimensioni che possono anche toccare i 49 o addirittura i 55 pollici complessivi. Il divertimento è assicurato e viene unito a risoluzioni che partono dal monitor tv Full HD per raggiungere, in alcuni casi, anche il 4K. Oltre ai monitor TV veri e propri, sono in vendita anche gli accessori di contorno quali carrelli, staffe a parete e supporti a muro angolari per rendere la visione ancora più vicina alla perfezione.

I segreti del consulente seo

I blog ed in particolar modo la scrittura di un articolo sono dei servizi molto importanti per il consulente seo che lavora esclusivamente online.

Per far crescere il numero dei potenziali clienti bisogna pubblicare vari tipi di contenuti sul proprio blog aziendale. I contenuti dovrebbero essere di vario genere: un’infografica, un testo, un video, un collegamento sui maggiori social network e via dicendo.

Inoltre, un consulente seo esperto conosce diverse tecniche che favoriscono il posizionamento sui motori di ricerca. I backlinks di alta qualità sono una costante fondamentale della SEO odierna: un contenuto originale e molto ricco può posizionarsi esclusivamente per keywords poco competitive, su questo non c’è nulla da aggiungere.

Vorrei spostare tutta la tua attenzione sulla stesura di un articolo ottimizzato lato seo. Quelli che seguono sono i sette segreti che un bravo consulente seo dovrebbe conoscere a memoria.

1. Analisi delle parole chiave: Ancor prima di iniziare a pensare al nome dell’articolo bisogna effettuare una semplice analisi delle parole chiave. È inutile competere – ed essere primi nella serp organica – per chiavi che non generano traffico. Al contrario, una chiave molto ricercata va analizzata da cima a fondo, cercando di invidiare tra i competitor tutte le possibili combinazioni per favorire il posizionamento su più keywords.

2. Inserire la parole chiave al posto giusto: La famosa keyword density è una tecnica oramai obsoleta, che non fornisce i risultati di un tempo. Oggigiorno la parola chiave principale va inserita all’interno del titolo, nell’url (che deve essere user-friendly), all’interno del primo paragrafo del testo e nel corpo di questo ultimo.

3. Il conteggio delle parole: Scrivere articoli inutili per l’utente vuol dire non posizionare mai l’articolo per quella determinata parola chiave. Se fino a qualche anno fa bastavano 400/500 parole, oggi il minimo è 1000.

4. Modificare il lavoro: L’unica differenza tra un consulente seo inesperto ed uno professionista è la revisione del lavoro. Il processo di editing è molto importante e non va assolutamente sottovalutato. Esistono dei programmi gratuiti (Open Office, Google Docs) che rendono la vita di un copywriter molto semplice. Sfruttare il correttore automatico vuol dire correggere dei possibili errori fatali per il posizionamento.

Il consulente seo è il lavoro del futuro. Tutti hanno bisogno di un sito internet e tutti hanno bisogno della giusta visibilità per competere a certi livelli.

La bravura di un esperto seo non è altro che il bagaglio culturale e il know-how che possiede; accumulato faticosamente nel tempo.

FXGM e la piattaforma Meta Trader 4

FXGM è un broker online, che permette di operare in diversi mercati, tra cui quello del Forex, dei Contratti Per Differenze, delle Azioni, degli Indici e delle Materie Prime. Marchio registrato dalla società cipriota Depaho Ldt, questo broker è riconosciuto dai principali enti che regolamentano il trading online, tra cui la CySec, la CONSOB, la BaFIN e la FCA UK, solo per citarne alcuni. Continue reading FXGM e la piattaforma Meta Trader 4

Controllo accessi e rilevazione presenze: le migliori tecnologie

Quando si parla di rilevazione presenze, si parla di tutti quei processi che permettono di raccogliere dati inerenti i passaggi, in entrata e in uscita, di persone autorizzate all’accesso in aree riservate.

Il controllo accessi è fondamentale in moltissimi settori, da quelli aziendali, in cui è necessario avere informazioni inerenti le entrate e le uscite dei dipendenti, a quelli legati allo sport, dove il controllo accessi permette, ad esempio, l’ingresso alle strutture sportive solo alle persone autorizzate.

controllo accessiNonostante negli ultimi anni si senta parlare sempre più spesso di tecnologie legate alla rilevazione delle presenze, bisogna ricordare che i primi strumenti che effettuavano il controllo accessi, anche se in forma più rudimentale, risalgono agli anni ’50 ed erano prerogativa di fabbriche ed aziende che volevano regolare, gestire e controllare, gli orari di ingresso dei dipendenti.

Oggi badge, tessere magnetiche, smart card, tag RFID e sistemi di riconoscimento biometrico sono le tecnologie maggiormente utilizzate: essi garantiscono un funzionamento rapido e, allo stesso tempo, la massima sicurezza nella gestione dei dati registrati, nonché un’elevata praticità di uso.

Partner Data, azienda leader nella lotta alla pirateria informatica e nella produzione e distribuzione di smart card, offre una serie di soluzioni all’avanguardia per il controllo accessi in tutti i settori in cui sia necessario monitorare il flusso di persone in entrata e in uscita.

A seconda delle necessità, ossia a seconda della tipologia di aree in cui si richiede il controllo accessi, Partner Data è in grado di suggerire la soluzione che meglio si adatta alle diverse esigenze. Ad esempio, quando si tratta di autorizzare accessi in aree ad elevata pericolosità o di massima sicurezza, Partner Data suggerisce tecnologie più avanzate rispetto a quelle che possono essere, invece, le necessità di controllo accessi in alberghi, uffici, centri sportivi eccetera.

Per questo motivo, Partner Data distribuisce differenti sistemi di controllo accessi e rilevazione presenze che vanno dai badge magnetici, ai tag RFID (a corto o lungo raggio) fino ai sistemi biometrici. Il tutto per garantire la sicurezza di aree ad accesso limitato nei più differenti settori, dai mezzi pubblici ai centri sportivi, dagli uffici ai laboratori, dagli ospedali agli alberghi e molto altro ancora.

L’uso di smart card per il controllo accessi

Tra le tecnologie che maggiormente vengono utilizzate per il controllo degli accessi nei vari settori vi sono le smart card. Le smart card sono tessere magnetiche delle dimensioni di una carta di credito caratterizzate da banda magnetica o da chip, a seconda del tipo di uso che se ne deve fare.

Esistono tre tipologie principali di smart card con chip, ossia con chip di memoria, con chip di memoria protetta e con chip microprocessore: ognuna di queste trova ampio spazio nelle diverse applicazioni del controllo accessi, anche se con grado di sicurezza differente. Le smart card che offrono maggiore sicurezza sono, come si può immaginare, quelle con chip a microprocessore che, oltre che ad essere utilizzate per un accurato controllo degli accessi, possono essere utilizzate per autenticazione firme digitali, posta elettronica eccetera.

Le varie smrt card possono poi utilizzare diversi standard, che definiscono le caratteristiche fisiche delle card e le loro modalità di comunicazione. Tra i principali standard ci sono l’ISO 7816-1, l’ISO 7816-2 e l’ISO 7816-3, che permettono di definire, rispettivamente, le dimensioni e lo spessore della card, la posizione e le caratteristiche del chip e il protocollo di trasmissione dei dati.

A seconda del protocollo di trasmissione, quest’ultimo standard può essere quindi di tipo T=0 (trasmissione asincrona half-duplex), T=1/2 (trasmissione half-duplex a blocchi) e T=4 (trasmissione asincrona half-duplex byte oriented). A seconda del tipo di accesso da controllare o limitare si possono scegliere le differenti tipologie di smart card e, quindi, di protocollo di comunicazione. Inoltre, tutte le moderne soluzioni di smart card possono essere a contatto o contactless: anche in questo caso, la scelta di un tipo o dell’altro è strettamente connessa all’uso che se ne deve fare, ossia al tipo di accesso cui va connessa la smart card.

In caso di controllo accessi per sicurezza aziendale, ad esempio, la scelta delle smart card con chip a microprocessore è sicuramente la più idonea perché assicura una maggiore protezione alle aree riservate e/o pericolose per la presenza di macchinari o strumenti di elevato valore o rischiosi da utilizzare. Per questo motivo le smart card a chip con microprocessore permettono non solo di gestire il controllo accessi, ma anche di poter registrare quali siano stati gli ingressi e le uscite, potendo quindi tracciare tutti i movimenti del personale autorizzato, da e verso le aree riservate.

In molti casi, quando si reputi necessario, si può scegliere di utilizzare dei token al posto delle smart card, oppure dei lettori biometrici: questi ultimi rappresentano, al momento, la tecnologia più evoluta in fatto di controllo accessi e rilevazione presenze. Inoltre, a differenza di qualsiasi altra tecnologia che prevede sempre l’utilizzo di un supporto, quali appunto smart card, tag o token, i lettori biometrici presentano la praticità di non necessitare di alcun supporto.

Sia che si utilizzi il riconoscimento tramite impronta digitale che tramite iride, che tramite altre modalità, i sistemi di controllo biometrico sono fondamentali nelle aree ad accesso altamente riservato. In determinati casi, per una maggiore protezione e controllo accessi, si possono utilizzare sistemi di controllo accessi in combinazione come, ad esempio, un lettore biometrico associato ad una smart card.

Il controllo accessi logici: le One Time Password (OTP)

Quando si parla di controllo accessi, non si intendono solo gli accessi fisici in determinate aree ad accesso limitato, ma anche gli accessi logici. Probabilmente, proprio gli accessi logici sono oggi quelli che vengono maggiormente protetti da quanti operano e lavorano regolarmente sui computer aziendali, siano essi in rete o meno.

Per avere la sicurezza di poter controllare gli accessi logici sono necessari strumenti particolari, come i token OTP, ossia token che fanno uso di password casuali e sempre differenti, che vengono utilizzate solo una volta (OTP è infatti l’acronimo di One Time Password). Quando si parla di OTP, non si parla naturalmente solo del token che genera le password, ma di tutto il sistema di autenticazione che è caratterizzato da un fattore doppio, uno noto, ossia il codice che identifica il fruitore dell’OTP, l’altro sempre differente, ossia proprio la password generata un’unica volta.

I token OTP possono essere di tipologia differente, ossia possono essere utilizzati senza alcuna connessione al computer oppure solo a seguito di inserimento tramite porta USB. Nel primo caso, il riconoscimento avviene digitando il codice, che viene generato dal token stesso, negli appositi campi che necessitano la password per permettere l’accesso. Quando invece si utilizzano token che comunicano tramite porta USB, sarà lo stesso inserimento nel computer che permetterà l’accesso ai file, programmi e cartelle protetti. A differenza delle tecnologie per controllo accessi fisici, i token OTP sono molto più semplici da utilizzare e più economici.

Partner Data offre una soluzione molto interessante per il controllo accessi logici, ossia l’ePass OTP Authentication System. Si tratta di un token One Time Password caratterizzato da uno schermo LCD che garantisce, nonostante le piccole dimensioni di un token, di avere una visualizzazione sempre chiara della password generata. Lo schermo, infatti, è leggermente più ampio della media, proprio per evitare errori di lettura nei numeri che vengono generati per la formazione della password. Le password dell’ePass OTP Authentication System sono caratterizzate da 6 cifre numeriche sempre differenti e sempre generate in maniera casuale. Inoltre, grazie alla flessibilità del suo software, può adottare differenti algoritmi, tra cui anche l’Open AuTHentication (OATH), uno degli algoritmi più utilizzati e richiesti.

L’uso del token è molto semplice ed immediato, visto che basta premere il pulsante di accensione per visualizzare la password sullo schermo. Premendo nuovamente sul pulsante, invece, si disattiva il dispositivo. La comodità di utilizzare il token ePass OTP Authentication System è quella di poter accedere alle reti e alle informazioni protette da qualsiasi computer e in qualsiasi luogo, semplicemente effettuando l’autenticazione, ossia inserendo la password. Questa tecnologia, inoltre, permette di effettuare tutti i diversi passaggi senza che sia necessaria l’installazione di software o drive di alcun tipo.

Per tutte le differenti necessità di controllo accessi, siano esse fisiche o logiche Partner Data è in grado di offrire soluzioni sempre differenti e personalizzate per poter soddisfare la propria clientela. Da oltre trent’anni, infatti, Partner Data combatte la pirateria informatica migliorando i sistemi di controllo accessi logici.

Successivamente, l’azienda si è fatta portavoce della distribuzione delle smart card in Italia, divenendo azienda leader nel settore e promuovendo l’importanza delle differenti tecnologie per il controllo accessi, dalle smart card stesse ai token, dai tag ai lettori biometrici eccetera. Oggi, Partner Data distribuisce alcune tra i migliori strumenti per il controllo degli accessi fisici e logici, selezionando i migliori prodotti e le migliori tecnologie presenti sul mercato.

Come procedere per fare la disdetta Tre

Molto spesso si ha voglia di cambiare operatore telefonico, ma non si procede con la pratica per paura che errori nella domanda di disattivazione possano portare a problematiche e disservizi dei quali, spesso, si sente parlare.

Le lunghe attese che spesso si registrano prima di poter avere di nuovo una linea telefonica funzionante, sono il principale parametro che portano al timore di cambiare l’operatore telefonico, ma anche la paura di dover pagare costi di disattivazione spesso trattiene gli utenti dal cambio dell’operatore.

Tuttavia la procedura che permette di effettuare il cambio di operatore telefonico non è complessa, ma può variare da operatore ad operatore. Per effettuare la disdetta Tre, ad esempio, è necessario, per prima cosa, considerare il tipo di abbonamento che si ha e, soprattutto, se esso comprende anche la telefonia mobile nonché l’acquisto di uno smartphone.

La disdetta Tre più semplice da portare avanti è quella del piano Full, ossia un piano che non prevede l’uso o l’acquisto di smartphone.

Per questo tipo di piano telefonico, infatti, basta contattare la compagnia telefonica tramite il numero clienti 133 o inviare una mail all’indirizzo servizioclienti133@pec.h3g.it (si tratta di un indirizzo PEC) e richiedere la cessazione del contratto.

La disdetta Tre deve essere fatta con un preavviso di 30 giorni. Bisogna ricordare che, nel momento in cui si stipula il contratto, si è soggetti ad un vincolo della durata di un anno: questo significa che se la richiesta di disdetta avviene in un periodo successivo all’anno non si dovranno pagare penali mentre, in caso di disdetta precedente all’anno, si dovrà pagare un contributo di disattivazione pari a 49 euro.

La disdetta Tre per i piani telefonici differenti

Se Tre da un alto offre molte promozioni interessanti, dall’altro è caratterizzata dall’avere differenti prezzi di disattivazione a seconda del tipo di contratto telefonico. Se il contratto base permette un recesso relativamente economico o addirittura a costo zero, nel caso di piani telefonici differenti il recesso è invece a pagamento.

L’abbonamento Tre Free, ad esempio, prevede l’acquisto a rate di uno smartphone a prezzo conveniente. Tuttavia, se si prevede di fare una disdetta Tre Free in un tempo precedente a quello del vincolo (che può variare tra i 24 e i 30 mesi a seconda delle specifiche del contratto), allora è previsto il pagamento di 100 euro per la sola cessazione del servizio più un ulteriore costo per riscattare lo smartphone. disdetta Tre più semplice

Bisogna tuttavia ricordare che i costi legati alla Tre e in particolare allo smartphone non dipendono da eventuali finanziamenti richiesti: in questo caso, quindi, il pagamento delle rate deve continuare, indipendentemente dal recesso dalla compagnia telefonica, fino all’estinzione del debito con la società finanziaria.

Nel caso in cui l’abbonamento alla Tre preveda piani telefonici più complessi, ossia anche con comodato d’uso di chiavetta internet o altri dispositivi, le metodologie di disdetta restano le stesse, ma i costi possono essere differenti a seconda del tipo di abbonamento da disdire.

Per avere informazioni precise ed aggiornate sui costi di disattivazione basta consultare il sito dell’operatore, oppure chiamare il servizio clienti per avere informazioni più dettagliate.

10 consigli per pilotare un drone

Il drone è il dispositivo di maggiore tendenza del 2016, per tutte le ragioni del mondo.

I famosi quadricotteri volanti, o esacotteri, sono diventati talmente precisi e facili da controllare che possono essere utilizzati per infiniti scopi.

Facendo una semplice ricerca su Amazon, è possibile imbattersi in numerosi droni-giocattolo. Questi particolari modelli sono adatti all’utente medio, o del tutto inesperto, che cerca di imparare a pilotarli nel giro di poco tempo, senza spendere una fortuna. Potrai trovare dei quadricotteri a buon prezzo, oppure dei nano droni davvero economici, adatti soprattutto al volo indoor.

Tuttavia, ci sono dei droni molto più costosi, adatti sia per l’utente medio, che per un utenza professionale, proprio come il Phantom.

È uscito proprio in questi giorni il nuovo modello firmato DJI, il Phantom 4, che vanta delle caratteristiche davvero futuristiche. In primis il “Machine Learning”, un insieme di algoritmi atti a far ‘comprendere’ al drone dei movimenti di un oggetto da seguire, per non perderlo mai d’occhio.

Infine, si sono tutti quei droni professionali che vengono utilizzati dalla polizia, dai registi cinematografici e da ingegneri esperti nell’edilizia oppure nella coltivazione.

Di seguito, troverai i 10 migliori consigli per chi è del tutto nuovo in questo mondo.

Possono essere molto divertenti una volta che si è presa la dimestichezza necessaria. Non sono elencati con un’ordine preciso, quindi se vorresti acquistare il tuo primo drone, ecco i suggerimenti che fanno al caso tuo.

  1. Sappi come spegnerlo velocemente. Siccome stai per imparare a pilotare un drone, può capire di perdere il controllo. La cosa migliore da fare in questi casi è riuscire a spegnere le eliche, anche a distanza.
  2. Impara a volare negli spazi aperti, almeno le prime volte. Prima di sentire il controllo nelle tue mani, devi fare pratica. E per diventare abili a volare c’è bisogno di tempo, quindi prendi le dovute precauzioni e dirigiti verso spazi aperti dove non ci sono persone, cose ed animali.
  3. Assicurati di impostare il GPS correttamente. Se il drone non è dotato di questo servizio OK, ma prima che il dispositivo viaggi alla deriva, assicurati di calibrare il sistema GPS perfettamente.
  4. Prendi padronanza nel decollo e nell’atterraggio. Questo esercizio è molto semplice, porta il drone fino al livello dei tuoi occhi e successivamente atterra. Fallo più volte per assicurarti di non avere problemi, soprattutto per non danneggiare la fotocamera se collocata nella parte inferiore del quadricottero.
  5. Inizia a volare mantenendo sempre il livello degli occhi, senza perdere mai di vista il tuo drone. Se perdi il controllo lo puoi sempre afferrare per il carrello di atterraggio senza farti del male. Non aver paura di rimanere nelle sue vicinanze, cerca di aumentare la tua bravura.
  6. Fai pratica, poi fai pratica ed infine.. fai pratica! Ancora una volta, non si è mai davvero bravi a fare una certa cosa se non ci si allena duramente. Vola più e più volte. (Se il dispositivo ha una durata di volo piuttosto bassa, allora puoi acquistare delle batterie extra, che andrai a sostituire quando la prima è scarica).
  7. Scarica l’eventuali applicazioni, soprattutto se il drone consente il volo tramite un dispositivo portatile. Alcune permettono di controllare la fotocamera, altre sono in grado di sostituire il controller di volo.
  8. Non afferrare le eliche. Anche se sono di plastica, fanno male se colpite ad alte velocità. La pericolosità aumenta se sono in fibra di carbonio. Fai attenzione.
  9. Monta i paracolpi ed eventuali sistemi di sicurezza. Se il drone è fornito di paracolpi, allora puoi tranquillamente utilizzarli sia nel volo indoor che all’esterno.
  10. Leggi tutte le istruzioni del caso. Anche se la maggior parte delle persone odia leggere il libretto, saprai come funzionano tutti gli elementi che stai utilizzando.

Questi sono i consigli per i neofiti che si avvicinano per la prima volta la mondo dei droni. Visita il sito www.abcddroni.it se vuoi scoprire ulteriori novità sui quadricotteri, leggere le recensioni degli ultimi modelli e tanto altro ancora.

I servizi SEO di Inprima

La sfida dei nuovi mercati

 

Affrontare la sfida dei nuovi mercati mondiali era diventata una necessità impellente per la nostra società: ci occupiamo di complementi di arredo di alto livello, un settore ad alta competitività dove la sfida è quotidiana su prezzi, design e penetrazione di nuovi mercati.

Con al direzione commerciale avevamo analizzato l’utilità del nuovo sito aziendale e nonostante l’investimento avevamo notato lo scarso revenue che veniva dallo stesso in termini di visibilità e contatti commerciali.

Fu allora che abbiamo avuto l’occasione di collaborare con Adriano De Arcangelis ed al suo staff, un team che ci colpì subito per il suo entusiasmo e dinamismo. Ci fu fornito immediatamente un check up del sito, mettendone in luce le qualità grafiche di alto livello su cui in effetti ci eravamo concentrati ma dimostrandoci che non era stato pensato per una logica SEO, ovvero non avrebbe mai avuto visibilità in quell’immensità di dati che inonda il WEB.

 

Analisi e Consulenza SEO professionale

 

Affidandoci alla professionalità di INPRIMA.IT siamo riusciti in quello che per la nostra azienda era stato impossibile raggiungere con le nostre limitate conoscenze delle dinamiche della comunicazione on line, ovvero dare una visibilità efficace sui motori di ricerca alle nostre collezioni di alto valore, incrementando la nostra quota di mercato con il web marketing e e il l’e-commerce, che prima della consulenza di INPRIMA.IT era a quote decisamente marginali. Con la supervisione di professionisti quali sono i ragazzi del team di INPRIMA.IT abbiamo affinato la capacità di scrivere presentazioni di prodotti pensati per il web: un passaggio direi culturale oltre che funzionale poiché siamo evoluti dalla logica del catalogo a quella del WEB, due modi di presentare lo stesso prodotto che sono funzionalmente complementari ma non identiche. Questa evoluzione è stata merito indubbiamente della consulenza paziente e accurata di INPRIMA.IT a cui ci lega ormai una collaborazione che dura anni e una stima professionale cresciuta nel tempo.